Belmonte Calcio

Alessandro Barucci: “Vi racconto Bacheca Belmonte, precursore di Sporteams”

Alessandro Barucci, socio di Sporteams, lavora nel campo dell’informatica dal 1990. Il suo software, Bacheca Belmonte, è il precursore di Sporteams.

Queste le di Alessandro Barucci parole a Sporteams.

Da cosa nasce l’idea di Bacheca Belmonte? “L’idea della app mi è venuta come babbo. Da babbo di un figlio che ha fatto tutta la trafila calcistica, dai Pulcini agli Juniores, nella stessa società. Dopo essere stato coinvolto nella vita della società ho avvertito la necessità di semplificarne la gestione. Un sistema per la società. Alla base c’era un ragionamento: le società sportive dilettantistiche hanno la sindrome di Dorian Gray: I presidenti i dirigenti, i segretari invecchiano, ma i tesserati sono giovani e rimangono tali perché ogni anno entrano le nuove leve e quindi nuove generazioni. Avevo 40 anni. Adesso entrano i nativi digitali che hanno genitori che sono Millennials.

L’osservazione di questo mi ha portato a creare una piccola piattaforma per la gestione delle convocazioni. Era un primo tentativo di normalizzare la comunicazione di un evento ricorrente. Quello delle convocazioni era per genitori e giocatori un rito dopo l’ultimo allenamento della settimana: venivano scritte su carta ogni settimana e appese in una bacheca. Il primo nome dell’App era infatti Bacheca Belmonte (per approfondire). Poi ho conosciuto Luca Bassilichi che ha trasformato questa intuizione in un’idea imprenditoriale. Da lì poi abbiamo allargato la nostra collaborazione alla Federazione. Le funzioni della vecchia Bacheca Belmonte adesso rappresentano solo il 10% di Sporteams. Le nuove versioni sono state via via arricchite di nuove funzionalità grazie anche ai suggerimenti delle Asd che hanno iniziato ad usarla. Senza Luca sarebbe rimasta Bacheca Belmonte”.

Ci sono ancora delle resistenze da parte delle asd. “Le società devono rendersene conto. Nuove generazioni di ragazzi portano nuove generazioni di genitori. Ci sarà quindi sempre più richiesta di lavorare in un certo modo e di regolare i rapporti con gli strumenti digitali. Il mondo delle asd è indietro da questo punto vista ma le nuove generazioni lo porteranno avanti. Io non ho mai giocato a calcio mentre altri genitori sì. Quando mio figlio faceva le prime trasferte, non sapevo dove erano i campi di gioco. Oggi questo problema non esiste più. Oggi l’indirizzo del campo viene dalla Federazione e l’app lo apre in Google Maps e se il campo cambia, la app lo registra. Stiamo andando in quella direzione”.

Le asd sono centri di aggregazione per i giovani dove si ricrea un senso di comunità. “Pensiamo a quello che avviene nella scuola. Li i ragazzi stanno nella stessa scuola al massimo cinque anni, nella loro carriera sportiva la società invece potrebbe rimanere anceh la stessa dalle elementari alle superiori. Le società sono delle costanti, fidelizzano. La scuola con fatica si sta adeguando alle nuove tecnologie, ora tocca alle Asd (per approfondire) fare altrettanto. La asd avvicina, porta le persone a condividere  eventi  ed emozioni. Con quelli del calcio ci vediamo anche dopo le partite e a distanza di anni e hai modo di sviluppare rapporti duraturi. C’è anche un coinvolgimento emotivo notevole.

Quello che ci dicevamo sempre con Luca era: creiamo un canale digitale che unisca Società Atleti, Allenatori, Genitori ecc.. su cui andremo poi a veicolare sempre più informazioni ed integrazioni. I tesserati, i dirigenti, la segreteria: tutti questi attori, ogni settimana – le asd hanno processi settimanali – entrano in comunicazione ed hanno necessità di scambiare informazioni. Per queste comunicazioni ultimamente si usa spesso anche Whatsapp ma si è rivelato inadatto. Whatsapp è destrutturato; qualche società lo ha persino vietato: troppa comunicazione diventa cattiva comunicazione. Al contrario le società necessitano di un canale di comunicazione che sia mediato. Dalle convocazioni siamo passati ai certificati medici e ai documenti per i crediti formativi, al registro presenze allenamenti, ai pagamenti elettronici delle quote, ecc ed altro ancora stiamo preparando per la nuova versione”.

Fortunato Pigni, foto

Fortunato Pigni: “Kles nasce da una visione culturale dell’informatica. Sporteams…”

Fortunato Pigni, già docente di Informatica Generale all’Università Cattolica del Sacro Cuore, Facoltà di Economia svolge attività di consulenza direzionale, di senior ICT ed e-learning consultant. Ha coordinato la scrittura di alcuni saggi tra cui “Dati e base di dati: il modello relazionale”, “La modellazione  dei dati e delle funzioni”.

Queste le parole del professor Pigni a Sporteams.

In una delle sue pubblicazioni si parla di governare i processi aziendali con ICT. Le andrebbe di approfondire? Ha un esempio di successo da raccontare? “Il libro è nato dalla constatazione della difficoltà di gestione del cambiamento nelle aziende con l’aiuto delle tecnologie digitali; ci siamo posti la domanda “perché? e come si può operare?” Da queste considerazione trae origine del libro. Questo si rivolge a coloro che partecipano alla definizione delle strategie aziendali, approvano gli investimenti e i progetti ICT e hanno la responsabilità di Project Manager aziendale, non tecnologico, nella conduzione di progetti complessi.

A loro il libro presenta in modo sintetico, ma esaustivo, gli elementi essenziali perché il Manager possa, così come gli è abituale nel settore di cui è responsabile, conoscere il contesto, le metodologie, le best practices e, soprattutto, i fattori critici di successo del progetto ICT che devono guidare. Sono stati scelti alcuni tra i principali temi dell’innovazione tecnologica in azienda. Ogni argomento è presentato da un autore che opera in organizzazioni pubbliche o private con il ruolo di top o middle manager, ed ha quindi una responsabilità diretta di conduzione di progetti, anche complessi.

Per ogni argomento abbiamo cercato di dare un messaggio completo ma in poche pagine utilizzando un metodo di successo, il modello noto come 5W1H (who, what, why, when, where; how), privilegiando in particolare what (il significato e i contenuti del tema in oggetto), why (perché conviene) e how (quali sono le modalità, le linee di riferimento, e gli errori da evitare). E’ difficile dire se il libro è servito alla gestione di progetti informatici di successo; posso solo dire che in più aziende che ho avuto occasione di visitare, ho trovato il libro presente nella (usualmente piccola) libreria dei manager aziendali.   

Una importante creazione è stata quella di Kles Informatica. Da dove siete partiti? “KLES nasce con una visione “culturale” dell’informatica. Per culturale si intende che era tempo di privilegiare i contenuti, avviare il cambiamento con un processo di tipo discontinuo al posto di continuare lo sviluppo con modifiche e adattamenti. Un quest’ottica la scelta è stata, ovviamente in aggiunta alla gestione dei sistemi informativi tradizionali, quella dell’open source con particolare attenzione al mondo della Formazione (l’e-learning).  e delle relazioni Azienda-Cliente (il CRM, Customer Relantiosnship Managent). Nell’e-learning, Kles ha contribuito allo sviluppo del più importante Learning Management System (LMS) italiano e ha sviluppato numerosi progetti di successo

Professor Pigni, quali sono le criticità che ha avuto occasione di incontrare negli ultimi anni nel settore della Formazione?

Cito i più significativi:

  • La separazione Scuola – Azienda. In realtà, al di là delle dichiarazioni di tipo “politico” abbiamo un grosso divario; i due mondi sono separati e non hanno nessun coordinamento. Il risultato è che l’Industria 4.0 cerca persone che però non si trovano. Non si trovano perché i numerosi giovani senza lavoro, non sono stati preparati dal mondo scolastico.
  • La visione miope delle aziende verso la formazione. Questo perché l’azienda, soprattutto se è di piccole dimensioni, ritiene la formazione un costo e non una opportunità di crescita per il dipendente che dell’azienda che avrà a disposizione un personale più qualificato. Oggi, è doveroso riconoscerlo, il processo sta migliorando; ma va comunque meglio organizzato e sostenuto anche da punto di vista tecnologico
  • La lentezza dell’utilizzo delle tecnologie e-learning 4.0. La richiesta ancora contenuta e casuale (solo al verificarsi di eventi sponsorizzati) ha rallentato il cambiamento degli strumenti e-learning. Il digital learning, la realtà virtuale (VR), la realtà aumentata (AR), il micro e-learning, ecc. sono nuove possibilità di formazione che sono da considerarsi fattori abilitanti di ridurre il gap formazione – società civile.

Conosce Sporteams? La app che secondo alcuni “intercetta un’esigenza del mercato” (cit. Cristiano Perrotti) “Ho conosciuto Sporteams grazie a Kles informatica che ha iniziato con loro una proficua collaborazione. Hanno affrontato una serie di tematiche che vanno dall’e-learning alle più innovative tecnologie dell’IoT. Per l’e-learning si tratta di documentare il software e la APP di Sporteams in modo che gli utenti sparsi su tutto il territorio nazionale possano effettuare attività formativa sull’utilizzo del sistema. Questo per snellire la struttura dell’azienda che quindi può dedicarsi maggiormente all’attività commerciale. Per quanto riguarda l’innovazione, invece, Kles e Sporteams stanno collaborando alla realizzazione di un progetto di Proximity Marketing nel mondo dello sport che deriva dall’esperienza di Kles in progetti similari svolti in altri ambiti”.

Fabio Zucconi

Fabio Zucconi: “ASD? Un mondo variegato. Importante puntare sulla tracciabilità. Passare ad associazione di promozione sociale…”

Fabio Zucconi, commercialista e revisore contabile, è titolare dell’omonimo studio. Oltre all’assistenza tributaria, lo studio è specializzato nella consulenza contabile e fiscale per le associazioni sportive dilettantistiche. Sono due aspetti che restano problematici per le asd.

Queste le parole che ha rilasciato a Sporteams.

Quali sono le principali problematiche cui vanno incontro le asd? “Quello delle asd è un mondo ampio e variegato al suo interno. Ci sono realtà rimaste più indietro ed altre invece molto più professionali e precise. Per questo sono portatrici di istanze e problematiche differenti. Capita per esempio che qualcuna di queste abbia scaricato direttamente da internet una bozza di statuto senza conoscere ciò che prevede e che poi si ritrovi con obblighi e scadenze di cui non era a conoscenza. Oppure che facciano confusione tra consiglio direttivo e assemblea dei soci e che venga redatto un verbale dell’assemblea dei soci quando dovrebbe essere del consiglio direttivo e viceversa. In ogni caso, quando si rivolgono a noi, partiamo da un’analisi a 360°”.

Nella Legge di Bilancio 2018 è stato introdotto il bonus sport. Può essere utile per intervenire sugli impianti sportivi? “Si tratta di una novità molto importante in tempi di ristrettezze economiche. L’incentivo fiscale è sicuramente un elemento di aiuto per le associazioni sportive, che però devono essere messe a conoscenza di questi strumenti, alternativi alle classiche sponsorizzazioni, che spesso sono ignorati. Dopo l’introduzione nel 2018, la Legge di Bilancio 2019 lo ha riproposto. Una prima finestra è stata dal 4 giugno al 4 luglio mentre una seconda sarà in autunno. Di questa agevolazione sotto forma di credito di imposta potranno usufruire le persone fisiche e gli enti non commerciali e i titolari di reddito di impresa. Grazie al bonus è possibile recuperare il 65% del valore delle erogazioni liberali effettuate. Le donazioni si possono destinare alla manutenzione, al restauro e addirittura alla realizzazione di nuovi impianti.

Detto questo, c’è anche un altro aspetto.

“Altro elemento sempre di attualità è quello correlato alla tracciabilità dei pagamenti. La combinazione tra la posizione assunta dall’Agenzia delle Entrate nella Circolare n.18 del 2018 e la necessità di tenere buone prassi di gestione amministrativo-contabile pone una sorta di obbligo di tenere un dettagliato libro-cassa e suggerisce di limitare al massimo grado l’utilizzo del contante che invece è ancora molto diffuso tra le associazioni sportive dilettantistiche. L’adozione di questa prassi rappresenta anche un modo per prevenire ed evitare possibili rilievi dell’Agenzia delle Entrate che potrebbero esserci in futuro”.

La riforma del Terzo Settore ha introdotto diverse novità. Grazie a questa sarebbe vantaggioso diventare APS (Associazione Promozione Sociale)? “Non è detto che sia per forza vantaggioso. Dipende da ogni singolo caso e soprattutto dall’entità delle entrate commerciali che ognuna delle asd raccoglie. In effetti l’iscrizione al Registro del Terzo Settore in qualità di APS comporterebbe l’obbligo di abbandonare il regime previsto dalla legge 398 del 1991 che rimane ad oggi in linea generale l’agevolazione più conveniente per le asd. La legge di riforma per il terzo settore ha previsto un regime molto conveniente che potrebbe competere con quello della legge 398/91 ma si applica solo alle APS che hanno entrate commerciali fino a 130.000 euro”.

Fabio Zucconi contribuisce al blog di Sporteams. Questi i suoi contributi.

Cristiano Perrotti, Kompetento

Kompetento, Cristiano Perrotti: “Sporteams? Risponde ad un’esigenza del mercato. Le Asd hanno un problema di gestione della privacy. In Lombardia…”

Cristiano Perrotti, consulente di formazione bocconiana, partner di Kompetento, società che opera nel settore della consulenza direzionale specializzata nell’attività di compliance (privacy e sicurezza dei dati) ha parlato a tutto tondo.

Queste le parole che il consulente di Kompetento ha condiviso con Sporteams.

Lunga esperienza in Kompetento. Perché le start-up nascono e chiudono con tanta velocità? Quali problemi incontrano? Qual è una start-up di successo? “Le criticità emergono strada facendo (per approfondire). Sono le problematiche del day-by-day che spengono l’entusiasmo dell’inizio. Ciò che più penalizza questa forma di aziende è l’accesso al credito. Le banche difficilmente tendono a investire in imprese che non offrono garanzie. Al potenziale rischio preferiscono la sicurezza. Queste componenti spesso strangolano l’iniziativa. Ci vuole tempo perché anche le buone idee maturino e per chi non ha spalle larghe spesso soccombe. C’è da dire però che non tutte le idee sono idee di successo. Sporteams invece coglie un’esigenza reale del mercato. È vero che ci sono dei prodotti simili ma restano di nicchia. È un’innovazione di processo. Stiamo parlando di un gestionale in un settore che non aveva mai conosciuto la digitalizzazione. Avaro di cambiamenti. Dove ancora si archiviano dati sensibili con Excel. Oltre ad offrire una soluzione che non costa molto e che consente di semplificare alla radice, permette di attivare un circolo virtuoso intorno alle società sportive. Le società sportive sono brave nell’arte di arrangiarsi ma fino ad oggi non gestivano in maniera professionale né la comunicazione, spesso condotta tramite Whatsapp, né un aspetto determinante come la privacy”.

Si è accennato a Sporteams. In questa prima fase molte società in Toscana, basti pensare al Pisa Calcio o al Belmonte, vi hanno aderito. Sarebbe pensabile esportare questo gestionale anche in altre regioni? “Sì per esempio la Lombardia che da questo punto di vista è assolutamente ricettiva. Ogni anno si riscontrano difficoltà nella gestione dei tesseramenti e nell’organizzazione della stagione sportiva. Tutto è fatto e gestito con strumenti ancora parziali. Ci sono ASD (per approfondire) con numeri incredibili: tanti bambini, tante famiglie ma anche tante problematiche su cui poter lavorare. È un settore in cui si devono e possono fare molti passi in avanti nell’organizzazione delle attività”.

C’è qualcosa che si può fare in più per sostenere le start-up dal lato delle politiche pubbliche come fanno altri paesi? “Basterebbe semplicemente una gestione più snella e i risultati arriverebbero sicuramente. I meccanismi di erogazione dei fondi, ciò di cui le start-up hanno più bisogno per sopravvivere, sono troppo complessi. Senza dimenticare il lato dei rapporti con le Università. Si tratta di iniziative sporadiche – alcune di successo vedasi incubatore del Politecnico di Milano – ma in generale politica generale poco strutturata e senza coordinamento centrale. In altri Paesi ciò avviene in maniera più strutturata”.

Per le società sportive uno dei punti dolenti è la gestione dei dati sensibili e della privacy. “Noi di Kompetento siamo intervenuti in situazioni simili a quelle delle società sportive dilettantistiche. Nel caso delle asd abbiamo preparato un piano operativo della privacy di buone prassi procedurali che aiutano ad una gestione sana. Il tutto insieme a Sporteams. Pensiamo solo ad un certificato medico, che contiene informazioni particolari e che con Sporteams viene tradotto in forma digitale. Sporteams aiuta anche nell’archiviazione documentale e nella produzione di notifiche e controlli su scadenze e rinnovi. I certificati oggi sono gestiti spesso manualmente, senza nessun controllo in tema di privacy e con processi demandati esclusivamente all’iniziativa del personale di segreteria. Con Sporteams tante di queste problematiche possono essere risolte per indirizzare la asd ad una gestione sana. Kompetento fornisce un kit completo su come gestire in maniera procedurale la privacy. Per tornare a Sporteams, la chat contenuta nel gestionale è un modo corretto, una chat mediata un canale unidirezionale o bidirezionale, per gestire la comunicazione all’interno della società”.

Avete deciso di prendere la concessione di vendita di Sporteams. Cosa vi ha convinto a credere in loro? “Il settore in cui operano mi piace. Ho conosciuto Luca Bassilichi e i ragazzi dell’azienda che hanno voglia di fare e mi sono piaciuti. Esistono dei prodotti simili ma troppo elevati. Il mercato invece richiede un prodotto come questo. Una collaborazione tra Kompetento e Sporteams può portare a importanti risultati”.

Pisa Calcio

Pisa Calcio, Giovanni Riccio (settore giovanile): “La piattaforma Sporteams molto utile per la gestione. il nostro obiettivo? formare giovani di qualità. Il derby con il Livorno…”

Il Pisa Calcio ha conquistato la promozione in Serie B nello spareggio con la Triestina. L’inizio della stagione si avvicina e la società nerazzurra è anche molto attiva sul mercato. Il Pisa Calcio ha anche avviato una sperimentazione, negli ultimi mesi della passata stagione, della piattaforma Sporteams.

Giovanni Riccio, responsabile segreteria settore giovanile, ha parlato a tutto tondo con Sporteams.

L’impiego della tecnologia nel calcio è ormai una necessità. Come vi siete trovati con la programmazione gare? “Sicuramente è stato utile. Ci ha aiutato tantissimo a gestire e programmare le gare. A mio parere ci è stato d’aiuto perché prima era tutto più complicato e lento. Si dovevano fare telefonate, aspettare ore. Adesso riusciamo a organizzare il tutto in maniera più snella. Ci permette di interagire direttamente con i genitori e gli atleti ed è importante. Per questo abbiamo deciso di continuare il rapporto con Sporteams e abbiamo già rinnovato la collaborazione. La nuova settimana partirà la nuova versione della app. Credo che sarà ancora meglio”.

Cosa potrebbe migliorare nel software Sporteams? “Al momento il sistema è abbastanza soddisfacente. Non ho riscontrato difficoltà insormontabili. Le uniche criticità erano sulla programmazione gare (per approfondire). Più che problemi si trattava di migliorare alcuni aspetti che poi sono stati colti”.

Giovanni Riccio, Pisa Calcio
Giovanni Riccio, responsabile segreteria settore giovanile Pisa Calcio.

Obiettivi del settore giovanile del Pisa? “All’interno abbiamo tutte le categorie. Primavera, U15, U16, U17, Allievi nazionali. Fino ad arrivare ai giovanissimi: ai primi calci. Obiettivi della Primavera? Si sta lavorando per una squadra quanto più possibile competitiva per la categoria in cui si trova. L’obiettivo non può essere vincere ma creare giocatori di qualità. Le soddisfazioni sono quando un giocatore che ha fatto la trafila nelle nostre giovanili approda in prima squadra o in una squadra equivalente. Arrivare al livello di squadre come Fiorentina od Empoli è ancora difficile per adesso”.

Sarebbe benefico creare una filiera corta tra società toscane? “C’era e c’è tuttora un rapporto sviluppato in questo modo. Attraverso una serie di scambi e una fattiva collaborazione. È un rapporto che si è andato stabilizzando negli anni tra società toscane”.

Il Pisa Calcio, dopo due anni di assenza dalla serie cadetta, ritrova il Livorno. Non è solo una partita. “Dobbiamo parlare solo della rivalità calcistica. Mentirei a me stesso dicendo che non c’è nient’altro in quella partita ma dobbiamo pensare solo al campo e al lato sportivo. L’obiettivo è di fare meglio. Avevamo però le categorie inferiori. Sarà una sana competizione e questo è uno di quei valori che vogliamo insegnare ai ragazzi. Tolleranza zero verso comportamenti sbagliati: lo insegniamo ai ragazzi e ancor prima ai genitori che spesso sono i più accesi”.

LND - FIGC - Sporteams

Fabio Angelini, Responsabile Settore Giovanile e Scolastico FIGC Toscana, a confronto sull’uso della tecnologia nello sport.

Angelini: “Come settore giovanile e scolastico siamo stati dei precursori nella digitalizzazione. A fine anni ’90 eravamo già on-line”.

Grazie ad Angelini Sporteams ha iniziato una collaborazione fattiva con la Federazione attraverso la piattaforma gare (per approfondire) e referti arbitrali. Dopo questa prima fase Sporteams lancerà una nuova versione ancor più semplice immediata e social.

Angelini ricopre un importante incarico nella FIGC Toscana. È Segretario del Settore Giovanile e Scolastico dalla fine degli anni ’90. Prima nell’82 è stato segretario del Giudice Sportivo del CRT LND.

Queste le sue parole che ha condiviso con Sporteams.

Fin dai primi tempi nella Federazione hai avuto una grande attenzione per la tecnologia. Vorresti raccontarci la tua esperienza? “Quando ho iniziato a lavorare nell’82 non c’era niente di digitale. Le procedure erano tutte su carta. Bisognava prendere delle schede e compilarle, da preparare la riunione della giustizia sportiva con i referti gara evidenziando le espulsioni e quindi redigere i verbali. Pensate che c’erano i registri a tre fogli in carta carbone. Tutta una procedura su carta che dissi di voler digitalizzare  – a mie spese –  avevo un portatile Apple che mi portavo a lavoro e iniziai a tradurre in digitale la giustizia sportiva. Dopo c’era solo un foglio stampato a giro per gli uffici: era il verbale che il giudice firmava. Mi è sempre piaciuta l’informatica”.

Si può dire che quello è stato solo l’inizio. “La Federazione nell’86 mise il primo AS400. All’86 risale infatti la prima forma di  digitalizzazione del tesseramento. Avevamo un intero archivio cartaceo dedicato al tesseramento che poteva essere consultato dal responsabile di ufficio senza dover cercare le pratiche. Un primo passo, ma importante. Non conosco la programmazione ma chiamando un amico abbiamo fatto un programma, fatto con RPG, per la giustizia sportiva. Volevo registrare tutti i fatti della partita, come ammonizioni ed espulsioni, in un computer. Vi racconto una seconda intuizione che ho avuto. Come settore giovanile siamo stati il primo comitato regionale ad avere un proprio portale. Mettemmo su un piccolo sito, realizzato con gli strumenti del native web, un antesignano dei siti odierni. A fine anni ’90 eravamo già on-line. Potevamo mettere i comunicati on-line. Ancora prima dell’avvento di internet utilizzammo  i minitel, un sistema molto elementare in cui non c’era niente di grafico ma semplicemente inviava la nota riga per riga: questo progetto fu poi sponsorizzato. Ad ogni ASD (per approfondire) fu dato il minitel. Una semplificazione incredibile. Il comunicato prima veniva stampato, portato in copie – 1200 – qui, messe in una busta e passata dall’affrancatrice e poi spedito alle società che lo ricevevano due giorni dopo. Grazie a questo cambiamento abbiamo avuto un grande risparmio in termini di costi e tempi di lavorazione con un guadagno nella tempestività della comunicazione”.

Ieri è stato presentato il documentario Coverciano, prosa e poesia del calcio. Nel documentario Demetrio Albertini parla di aprirsi alle start-up, cogliendo le opportunità che queste offrono al calcio. La Figc Toscana è stata lungimirante. Cosa vi ha convinto di Sporteams? “Ci ha aiutato indubbiamente. Non è facile trovare chi è disposto a collaborare senza pretese economiche, soprattutto in ambito informatico. Si è creata una sinergia che ha contribuito a migliorare e ottimizzare tutte le fasi procedurali/organizzative dei vari uffici federali regionali e provinciali  del CRT LND e soprattutto semplificato la programmazione delle gare da parte delle società. Giusto per evidenziare due degli aspetti macroscopici di questa innovazione. Dobbiamo encomiare Sporteams. Senza questa partnership saremmo andati avanti grazie alle iniziative dei pochi, come nel nostro caso. Ci auguriamo che questo sistema possa essere replicato e utilizzato su scala nazionale. Per quanto ci riguarda la collaborazione non potrà che continuare”.

Kles informatica logo

Kles, L’amministratore Gianni Biagi: “Due progetti mi hanno reso molto orgoglioso. La trasformazione tecnologica? Bisogna tener conto anche del sociale. Sporteams…”

Kles è un’azienda fondata nel 2004, si occupa di informatica a 360° con una spiccata  specializzazione sull’e-learning, nei corsi on-line e, in genere, con i prodotti anche open source certificati e/o standard di mercato. Si tratta dei prodotti CRM per la gestione Marketing, e OTRS,  per la gestione del help desk e IT Service Management.

L’inizio di questa storia si deve ad una stretta collaborazione ultradecennale con il professore dell’Università Cattolica Fortunato Pigni (per approfondire). Sempre nel 2004 Gianni Biagi, dopo alcuni mesi di lavoro, ne rileva tutte le quote. A novembre del 2019 festeggerà i 15 anni di questa avventura.

Fino dai primi anni Kles ha iniziato una partnership abbastanza forte con Docebo, società oggi multinazionale leader nel settore, fondata da Claudio Erba (laureatosi proprio con il professor Pigni, il quale ha suggerito il nuovo nome del prodotto stesso che originariamente si chiamava Spaghetti.learning). In quel periodo Kles ha contribuito allo sviluppo del software con nuove funzionalità richieste dai suoi clienti. Kles è quella che viene denominata “un’azienda in rete”, organizzata a rete, senza dipendenti diretti,  ma con una significativa e diversificata rete di collaboratori che vengono attivati a seconda dei progetti.

Queste le riflessioni che Gianni Biagi ha voluto condividere con Sporteams.

Quali sono le opportunità tecnologiche che la Vostra azienda permette ai clienti di cogliere? <<Lo facciamo restando sempre al passo con lo sviluppo tecnologico perché abbiamo la fortuna di avere clienti con esigenze in costante evoluzione. Uno stimolo ad aggiornarsi costantemente. Il nostro progetto quindi è sviluppato su misura per ogni singolo caso. Anche per quanto riguardo la parte dell’e-learning – abbastanza standardizzata per sua natura – riusciamo a cucire un percorso formativo specifico su misura per gli utenti. Mi fa piacere raccontare un progetto. Da tanti punti di vista lo ritengo il migliore. Siamo andati a presentarci ad un potenziale cliente, l’agenzia per la formazione dell’Asl di Empoli che stava studiando come creare un percorso e-learning. Uno di loro aveva visto la nostra piattaforma in un’altra realtà sanitaria. Il loro intento era di permettere a chi aveva un diploma professionale per infermieri, tecnici radiologi e della prevenzione, attraverso due anni di corsi on-line, in accordo con la Facoltà di Medicina dell’Università di Firenze, di ottenere i crediti formativi necessari per discutere colmare il gap formativo e metterli in condizione di discutere una tesi di laurea. In poco più di un anno abbiamo realizzato tutti i corsi previsti per questo percorso, circa 150 ore per ognuno. Solo con il primo passaggio si sono laureati 442 tecnici della prevenzione. Ancora oggi lo considero un fiore all’occhiello. Oggi quella agenzia continua a fare formazione. Gli iscritti alla piattaforma sono più di trentamila utenti, con oltre 55000 iscrizioni (più di un corso per utente ndr)>>.

Opportunità o problema. Come si governa la trasformazione digitale? <<Quello dell’erosione di alcuni posti di lavoro è il rovescio della medaglia di questo nostro bellissimo lavoro. Quando ho iniziato, ormai oltre 40 anni fa, la nostra ispirazione era migliorare il lavoro delle persone. Grazie alla tecnologia si riesce a migliorare significativamente certi processi e ad automatizzarne altri. Si finisce poi però per fare i conti con la riduzione dei posti di lavoro permessa da questi sviluppi. Un esempio: sono anni che propongo i corsi di recupero scolastici estivi – che alcune volte sono piazzati quando i genitori sono in vacanza – in e-learning. Si scopre però che se apri le scuole guadagnano i bidelli, gli insegnanti e tutto il sistema. Quindi ci sono delle resistenze, del tutto comprensibili, delle forme di auto-difesa del sistema. Devo dire però che, per parlare di vero successo, nel business-plan di un’azienda non può esserci solo il lato speculativo ma dovrebbe trovare spazio anche un aspetto più “sociale”>>.

Dei vari progetti, sviluppati in una pluralità di settori, che avete portato a termine ti andrebbe di parlare di uno particolarmente stimolante o significativo? << I lavori significativi che ci hanno dato soddisfazioni per fortuna sono stati diversi, ma siccome bisogna sempre guardare al futuro e non al passato (se non per capire gli errori fatti) se mi permetti ne cito due. Uno completato un po’ di tempo fa che riguarda il settore della giustizia, ed il prossimo progetto che andremo a realizzare (perché è in corso di approvazione in questi giorni il prototipo). Il primo progetto si chiama S.ESP.IUS (Sistema Esperto di supporto alle decisioni per la Giustizia); si tratta di un sistema esperto a supporto delle decisioni, degli attori della giustizia (magistrati, cancellieri, avvocati, consulenti, ausiliari del giudice), degli esperti giuridici, del mondo accademico e dei legislatori ovvero a beneficio dei cittadini in ambito civile. Per “sistema esperto” è da intendersi un complesso di funzionalità evolute, connesse fortemente al dominio giustizia, al cui interno sono integrate le tecnologie necessarie alla creazione di una rete informativa permanente a supporto dei suddetti attori su quattro aree tematiche: decisioni giurisdizionali; attività organizzativa degli uffici giudiziari; attività legislativa; formazione giuridica permanente. Il sistema trae origine da una knowledge base costituita dalle informazioni contenute nei già esistenti registri informatizzati di cancelleria utilizzati presso gli uffici giudiziari nonché dagli atti e documenti processuali, prodotti già allora in formato elettronico dai vari attori del processo e archiviati nel fascicolo informatico. In definitiva un utilizzatore, attraverso la digitazione di un quesito in linguaggio naturale, riceve tutte le risposte degli argomenti che riguardano la sua richiesta: sentenze, giudizi, ecc. Il secondo progetto di cui voglio parlarti riguarda una tecnologia più innovativa che rientra nell’ambito dell’IoT (il cosiddetto Internet delle Cose) e che dovrà permettere a coloro che transitano nei dintorni di un luogo di un certo interesse (permettimi di rimanere vago per ovvi motivi) di ricevere una sorta di invito ad approfondire la conoscenza di questo luogo che altrimenti per lui rimarrebbe, molto probabilmente, sconosciuto. Per coloro che decideranno di approfondire la conoscenza del luogo utilizzeranno una APP dedicata ad una certa serie di peculiarità e caratteristiche del luogo adeguatamente rappresentate al suo interno; con una determinata serie di servizi disponibili sempre via APP. Per il momento non posso dirti altro>>.

Avete avviato un percorso comune anche con Sporteams. Come si sviluppa la collaborazione con questa start-up? <<La collaborazione è nata con un progetto, sempre in ambito sportivo scolastico; visto anche la concomitanza di lavori pregressi in ambito sportivo in generale fra le due aziende. Sono stato incaricato di valutare qualcosa da realizzare per un determinato contesto e quindi suggerii la creazione di una WebAPP per la gestione di alcune gare, le finali nazionali scolastiche di alcuni sport (7 sports per un totale di 1.118 studenti atleti partecipanti), che si sono svolte a maggio a Massa. Questa WebAPP avrebbe dovuto permettere ai genitori, ai parenti, ai compagni di scuola (ed in generale ai conoscenti degli studenti che vi partecipavano) di poter vedere tramite diretta Facebook le prestazioni dei propri figli e/o conoscenti ed in generale tutto l’andamento di questo evento (risultati, classifiche, ecc…). Al termine dell’evento abbiamo contato oltre 65mila visualizzazioni delle dirette trasmesse durante i tre giorni di gare. Devo dire che, nonostante il poco tempo che avevamo a disposizione e, soprattutto, il budget molto ridotto a disposizione, Sporteams ed HT Value (che fa parte dello stesso gruppo) hanno svolto un eccellente lavoro dimostrando oltre che alta professionalità dal punto di vista tecnologico, anche una spiccata capacità organizzativa. Siamo ricorsi per esempio al meccanismo alternanza scuola lavoro per gli operatori che hanno realizzato le dirette contribuendo anche alla loro crescita professionale perché adeguatamente preparati da specialisti del settore alcuni giorni prima dell’evento. Approfitto dell’occasione per un doveroso ringraziamento ufficiale>>.

Lega Nazionale Dilettanti

Lega Nazionale Dilettanti, Fabrizio Bertini (Delegazione Figc Lnd Pisa): <<Sporteams sta andando nella direzione giusta. Cosa migliorare? Servirebbe più comunicazione tra Sporteams, lnd e le società sportive>>

L’incontro promosso da Sporteams lo scorso 25 giugno presso la Lega Nazionale Dilettanti è stato un momento di confronto con gli utenti, basilare per recepirne problemi e proposte.

Sporteams, dopo aver intervistato l’imprenditore Clemente Pellegrini, ha deciso di parlare con Fabrizio Bertini, Impiegato Lega Nazionale Dilettanti a servizio della Delegazione Figc Lnd di Pisa. È anche un modo per capire, grazie ad una persona che vive sul campo i problemi delle Associazioni Sportive Dilettantistiche (per approfondire), dove potersi migliorare. Queste le sue parole.

Uno dei punti cardine di Sporteams è la programmazione gare. Funziona? Ci sono stati problemi? <<L’inizio – come per tutte le cose – è stato difficile perché avvenuta in corsa. Superata la prima fase ci è stata di grande aiuto. Per fare un esempio, ci permette di canalizzare tutte quelle mail, che prima ci arrivavano, in un unico sito, un’unica banca dati>>.

Avete riscontrato delle difficoltà nel software? Di che tipo? <<Durante l’incontro avvenuto presso il Comitato Regionale sono stato tra i più critici. Non tanto per la piattaforma di programmazione gare (per approfondire) che aveva dei limiti che sono stati già trattati e superati dai programmatori di Sporteams, quanto per i referti delle gare. Non c’era la possibilità di creare un vero e proprio archivio che duri nel tempo. Le società erano solite mandare i referti in un unico file ed un’unica mail, facile da visualizzare, controllare ed archiviare. Devo ammettere con soddisfazione però che ci avete ascoltato da subito ed anche questa criticità ci sembra superata. Il problema era dovuto principalmente alla mancanza di comunicazione tra le parti: anche per questo la riunione è stata ottima>>.

Confrontarsi sempre con gli utenti è fondamentale. <<Certamente, è stato molto utile anche la lezione che avete messo in campo durante il corso per segretari. Un modo per confrontarsi senza intermediari e per avviare una discussione proficua, imparando tutte quelle che sono le potenzialità di Sporteams>>.

Dei buoni passi avanti ma si deve sempre cercare di crescere. Dove dovrebbe puntare Sporteams? <<Sporteams va bene, sta andando nella direzione giusta. Il prossimo passo deve essere fatto in sinergia con la Federazione Per scendere nel dettagli: l’esportazione dei dati che sono sui nostri programmi e su Sporteams potrebbe essere un ulteriore vantaggio>>.

Mettendosi nei panni di un dirigente di una ASD, quali possono essere le obiezioni ad aderire a Sporteams? <<Se ci fosse più comunicazione tra AS400, il sistema che usiamo noi, area società che usano le ASD sul portale della LND, e Sporteams si supererebbero le eventuali criticità e ci si aprirebbe verso nuove potenzialità al servizio di tutte le parti. Uno degli altri problemi poteva essere l’interfaccia ma ho visto che è stata migliorata. Avete anche creato una sezione dedicata a tutto quel capitale sociale che ruota intorno alle ASD: è un’ottima idea, sta anche a noi veicolare il messaggio>>.

Castel Ruggero Pellegrini

Castel Ruggero, Clemente Pellegrini: <<Vogliamo dare al nostro prodotto un’individualità. Il nostro olio ai ragazzi del Belmonte? I nostri olivi sono a pochi metri da dove si allenano…La nostra sfida è spostare il nostro mercato vicino all’azienda>>

Nella splendida cornice di Castel Ruggero, sulle colline di Bagno a Ripoli, Clemente Pellegrini, proprietario dell’omonima azienda di olio, ha parlato a tutto tondo dei temi legati al fare impresa sul territorio, alla sostenibilità ambientale, all’etica del suo lavoro e molto altro. Queste le sue parole.

Non è mai facile gestire un’azienda, soprattutto in un momento come questo in cui sui prodotti che producete c’è una concorrenza sleale. <<Due problemi diversi. Sull’azienda penso che chiunque abbia deciso di fare l’imprenditore non si accontenti di avere un’azienda ma vuole avere un’impresa. Non solo un insieme di beni ma vuole dare un senso a questi. È un’aspirazione personale. Sul contesto di mercato. Il libero mercato non aiuta chi rispetta più regole, favorisce indubbiamente chi è più furbo, i Paesi che tutelano poco o nulla i diritti, dove ci sono meno regole perché i prodotti costano meno. In più noi produciamo olio extravergine: si può scrivere olio extravergine senza far controllare che lo sia effettivamente. Siamo in un mercato completamente drogato e la normativa è lacunosa. Nessuno è tenuto a controllare prima del consumo e infatti succedono tanti scandali. L’Europa, l’Europa politica non quella dei popoli, vive nel retaggio della CEE, di essere un’unione economica prima che politica ma sono convinto che con il tempo le persone correggeranno questa stortura. Chi rispetta più diritti non dev’essere sfavorito. L’etica è fondamentale: in agricoltura noi abbiamo sempre a che fare con l’etica. La Natura non vive di corruzione o ideologia: la natura è uguale per tutti. Il sole è uguale per tutti, la pioggia è uguale per tutti. Interpretare l’etica in maniera corretta permette di interpretare la natura, e quindi l’agricoltura, in maniera più lineare>>.

In un mercato così complesso come siete riusciti a sopravvivere? La vostra ricetta per il successo. <<Siamo sopravvissuti perché ci siamo saputi reinventare. L’azienda ti dà degli spunti mentre l’imprenditore ne sa cogliere altri. Dall’unione tra l’azienda e l’imprenditore nasce l’impresa. Abbiamo deciso di chiudere il ciclo sull’olio uscendo con una nostra etichetta. Abbiamo deciso quindi di produrre e imbottigliare tutto ciò che vediamo in fiore. Chi compra il nostro prodotto sa che tutto proviene da Castel Ruggero. Sembra una banalità ma nessuno lo fa. Altri uniscono olio greco, spagnolo, tunisino. Noi vogliamo raccontare qualcosa di più: vogliamo dare al nostro prodotto un’individualità. Noi non vogliamo essere migliori, vogliamo essere diversi e riconoscibili esaltando la nostra riconoscibilità. La tipicità si ottiene con processi di qualità e la tipicità è un sottoinsieme della qualità. Per questo è tutto BIO e DOP Chianti Classico. Tutte le olive provengono dal Chianti nel rispetto di una serie di direttive. L’olio viene analizzato con un panel test che certifichi che sia del territorio. Un sentore di foglia di pomodoro, che in verità, è un ottimo sentore che però non è tipico del Chianti, comporterebbe una bocciatura>>.

Avete deciso di donare alcune bottiglie del vostro olio “Ruggente” al Belmonte, la locale squadra che quest’anno è passata in prima categoria. Un bel gesto… <<Abbiamo deciso di festeggiare insieme al Belmonte. Il legame delle aziende con le persone del territorio, specialmente i ragazzi, è quanto di più bello. La Belmonte ha fatto un campionato straordinario e i nostri oliveti sono a poche centinaia di metri da dove si allenano. Vogliamo vivere insieme, compartecipare la loro gioia. Se poi la prossima stagione non sarà all’altezza noi saremo sempre qui e comunque vada sarà un successo. Noi saremo qui sempre senza spostarci e la Belmonte sarà sempre qui accanto ai nostri olivi. Vogliamo giocare insieme alla Belmonte>>.

Etica nell’agricoltura e nello sport. <<L’etica dello sport si basa sul rispetto e sulla competizione senza odio. È l’etica dell’abnegazione e del sacrificio. Tutte cose che potrei dire da allenatore di calcio, che non sono, e da agricoltore che sono. La qualità, il risultato che non arriva la prima volta anche quando ti alleni e dai il massimo ma non devi mollare perché a lungo termine il lavoro paga sempre. Nel calcio come nell’agricoltura vince il più forte e vince oggi e domani è un’altra sfida. Questa è la sfida che si rinnova ed è bello. Per questo l’etica sportiva è vicina. Nel calcio in più si è una squadra, un’entità unita, con un sentimento comune. Il calcio è qualcosa di intimamente sociale: chi è ricco e chi è meno abbiente vestono la stessa maglia; questo è bellissimo: il gesto individuale unito al sacrificio. Per questo lo sport è indispensabile per l’educazione>>.

Per restare al tema dello sport, quanto è importante un prodotto sano e a km zero per un atleta come quello che producete ma come tanti altri ce ne sono nel territorio? <<Ci possiamo legare all’etica: utilizzare ingredienti che provengono da vicino ha un valore etico importante. Non tutto si può coltivare qui ma tanto sì. Non sempre il km zero è meglio perché i prodotti sono tipici e riconoscibili. Penso che ci sia un valore etico, mi sembra assurdo comprare olio che viene da lontano perché costa poco meno. L’altro aspetto che oli fatti in maniera molto moderna e con attenzione, oltre a rispettare indubbiamente l’ambiente, hanno delle caratteristiche intrinseche che sono inconfrontabili con quelle degli oli del supermercato. Un olio che produciamo ha centinaia di volte più vitamine>>.

Per un’azienda come la vostra l’innovazione tecnologia è una sfida decisiva. Abbiamo citato il Belmonte: loro sono stati la prima società a rivolgersi alla start-up innovativa Sporteams. Cosa avete fatto voi? <<Abbiamo fatto tanto e il tanto che abbiamo fatto è niente però rispetto a quanto potremmo ancora fare. Il primo investimento è guardarsi e, quando si vuol fare qualcosa sul campo o non farlo, chiedersi perché farlo o perché non farlo. In agricoltura si tende a fare come si è sempre fatto. Io arrivo da un altro mondo e questa risposta non mi soddisfa. Non bisogna aver paura di formarsi, di studiare, di rivolgersi a professionisti bravi e ce ne sono tanti sul territorio. Formarsi il più possibile è stato il nostro primo investimento. Quindi abbiamo convertito l’azienda ai protocolli di agricoltura biologica, un passaggio lento ma non difficile perché Castel Ruggero si presta bene. In più abbiamo deciso di utilizzare per l’estrazione dell’olio dispositivi piccoli ma molto moderni che ci consentono di fare tante piccole spremiture al giorno. Così accorciamo i tempi tra la raccolta e la spremitura. Le olive vengono rotte nel frantoio: ci sono diversi modi per romperle. Possiamo selezionare il modo di rottura a seconda del tipo di oliva che abbiamo e dell’olio che vogliamo ottenere. Successivamente alla rottura una fase di gramolazione in cui le olive tritate insieme al nocciolo vengono rimescolate. Abbiamo un sistema di controllo del tempo durante il quale avviene la rottura, possiamo capire se agire nei contenitori che hanno la pasta di olive. Questa viene poi centrifugata e in quel momento possiamo decidere la velocità. Poi possiamo anche cambiare il tipo di filtro per assorbire l’acqua residua dell’olio. Il nostro obiettivo è fare il lavoro giusto con lo strumento giusto perché esiste un processo di lavorazione specifico per ogni oliva>>.

Castel Ruggero Pellegrini, cantina
La cantina di Castel Ruggero Pellegrini

Anche comunicare bene è una necessità. Come riuscite a comunicare il vostro lavoro e i vostri successi? <<La comunicazione è una novità. Una novità costante: cinque anni fa era una cosa, tra cinque anni sarà qualcosa di completamente diverso da adesso. Per noi comunicare è importante. Non solo dal punto di vista commerciale ma anche etico perché vogliamo condividere ciò che facciamo. L’azienda agricola, agendo sul territorio, ha una valenza sociale: noi coltiviamo il paesaggio che è patrimonio di tutti. Condividere è un nostro dovere. Nel comunicare c’è una sorta di stortura: siamo più noti in Giappone che qui a Bagno a Ripoli. Comunicando bene vorrei avvicinarmi sempre più alle persone di qui. Spesso nel comunicare si pensa solo alla vendita invece a noi interessa far sapere che siamo qui, ciò che facciamo>>.

Quali sono le vostre prossime azioni per continuare a crescere. C’è chi sostiene che si debba puntare sempre più sul glocal. <<Indubbiamente è vero. Anche se le sintesi mi fanno sempre paura perché possono essere al contempo affascinanti e fuorvianti. La strategia a medio-lungo termine per un’impresa è sempre far crescere il fatturato perché gli investimenti si parametrano al fatturato. In agricoltura gli investimenti sono sempre impiantistici e sono spesso onerosi; per questo dobbiamo aumentare il nostro fatturato. Abbiamo il progetto di fare una nuova oliveta moderna con una varietà toscana che è stata selezionata e studiata per essere coerente con le nuove necessità agronomiche. I nostri olivi prima furono scelti perché c’era una manodopera manuale, che costava molto poco, adesso servono olivi più idonei ad una meccanizzazione più spinta, benché le macchine vadano sempre utilizzate con parsimonia: le macchine consumano gasolio, le macchine pesano sul terreno quindi lo comprimono. Una varietà che non si ammala tanto, che produce regolarmente, che non va nutrita troppo: un connubio tra sostenibilità ambientale/economica e qualità. La sostenibilità ambientale prevede che la fine di un ciclo non abbia ricadute negative sull’ambiente. Di solito non consideriamo il commercio come costo ambientale: esportando un prodotto quanto gasolio va in atmosfera? Quanto costa in termini ambientali comprare un prodotto che viene da fuori? Ci domandiamo davvero quanto costa? Questa è la sfida che ci poniamo: spostare il più vicino possibile le nostre quote di mercato>>.